Parte domani Øscena festival, progetto condiviso di Sardegna Teatro e Cada Die Teatro

Øscena festival nuovi teatri dal confine – Friuli Venezia Giulia

In arrivo al Teatro Massimo  e al Teatro La Vetreria, dal 27 al 30 ottobre, Øscena festival nuovi teatri dal confine – Friuli Venezia Giulia. Il progetto condiviso di Sardegna Teatro e Cada Die Teatro, nato dall’esigenza di esplorare ed indagare quel che si muove nei più giovani teatri italiani, con l’intento  di promuovere un appuntamento che, anno dopo anno, presenti al pubblico le inquietudini, le differenze e le costanti di questo nuovo teatro, regione per regione. Dopo la Lombardia, la Toscana, la Sicilia e il Veneto, quest'anno sarà protagonista il Friuli Venezia Giulia, dal 28 ottobre al 1 novembre al Teatro Massimo e al Teatro La Vetreria. Øscena festival è all’interno della rete 10 nodi.

Due gli appuntamenti al Teatro Massimo, dal 27 al 30 C’ero anch’ io, di Consuelo Battiston e Gianni Farinache per quattro giorni trasformeranno la stanza M3 in un fotosafari spaziotemporale.

Sorry Boys di e conMarta Cuscunà andrà in scena il 28 e il 29 ottobre. Lo spettacolo prende spunto dalle vicende di Gloucester, quando 18 ragazze rimasero incinte nello stesso periodo – un numero 4 volte sopra la media – e non per tutte sembrava essere stato un incidente.

Gli altri due spettacoli andranno in scena al Teatro la Vetreria, Diario di una casalinga serba, di e con Ksenija Martinovic - produzione CSS Teatro Stabile di Innovazione, il 28 ottobre alle 21.00 e Bilal,  viaggio sulla rotta dei “nuovi schiavi” del terzo millennio, il 30 settembre alle 18.00.


dal 27 al 30 OTTOBRE ore 19.00
Sardegna Teatro - Cada die Teatro - Øscena festival
Teatro Massimo - sala M3

C’ero anch’ io
Ideazione Consuelo Battiston e Gianni Farina
Con Consuelo Battiston
Foto Valentina Bifulco

La fotografa  ti accompagnerà all'interno per farti immortalare insieme ai  protagonisti di un evento che ha modificato in qualche modo i confini della nostra cultura: entra nella stanza, osserva la scena e decidi il tuo ruolo o semplicemente l'inquadratura che ti permetterà di provare ai tuoi amici che in quell'importantissima occasione eri presente anche tu.

C’ero anch’io è una performance interattiva per un singolo spettatore; il lavoro si ripete ciclicamente per due ore al giorno, cambiando soggetto ogni due giorni per offrire la possibilità di tornare più volte e scoprire nuove situazioni che raccontano il superamento di alcuni confini geografici, sociali e culturali.

C’ero anch’io, spettatore di un grande evento, e ho le prove per dimostrarlo.

Gli scatti verranno pubblicati on-line e i partecipanti potranno testimoniare di aver assistito in prima persona a un importante evento del XX secolo.

La storia è iniziata come un pettegolezzo che serpeggiava tra i corridoi della scuola superiore di Gloucester: c'erano 18 ragazze incinte. In scena, il piccolo mondo costruito da alcune di loro, con la speranza di dare vita a un futuro migliore.

28 OTTOBRE ore 21.00
Sardegna Teatro - Cada die Teatro - Øscena festival
Teatro La Vetreria 
DIARIO DI UNA CASALINGA SERBA
di e con Ksenija Martinovic
produzione CSS Teatro Stabile di Innovazione

Angelka, una giovane donna, rivive i propri ricordi sentendo il bisogno di ripercorrere quella che era la sua vita: la sua infanzia nella Jugoslavia di Tito, la sua adolescenza, la sua maturità nella Serbia di Milosevic. Come guardarsi allo specchio dopo tanti anni?
La sua presa di coscienza coincide con quella di un’intera generazione di giovani che non erano pronti a ritrovarsi adulti così presto.
“Un mangianastri. Gli anni 60-90. Un foglio. I giornali. Le parole. I telegiornali. Essere sulle bocche del mondo. Essere una Nazione. Essere piccoli, essere adulti. Essere Angelka. Una donna. Abitare il confine, la linea che demarca la civiltà dalla paura, la paura di non esser riconosciuti, la paura di esser taciuti. L’Italia del sogno, del divenire, del fluire dell’incontro, giochi, profumi, vacanze, canzoni, pizza, ritorno. Una casa aperta sul mondo. Una casa per una casalinga. Ma Angelka non si prende cura dell’andamento familiare e dei lavori domestici. Angelka recita, balla, canta, azzera i respiri e Angelka ride, si fa beffarda fool dei luoghi comuni del mondo, legge gli elenchi di chi ha perso tutto, mentre l’Occidente che bussa, bombarda, Angelka guarda il pubblico, cerca in quei corpi al buio, il ricordo di una finestra.”

28 OTTOBRE ORE 19.00
29 OTTOBRE ORE 10.30
Sardegna Teatro - Cada die Teatro - Øscena festival
Teatro Massimo sala M2

SORRY BOYS
Dialoghi su un patto segreto per 12 teste mozze
Terza tappa del progetto sulle Resistenze femminili (Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti a Gloucester, Massachusetts)
Di e con: Marta Cuscunà


Progettazione e realizzazione teste mozze: Paola Villani
Assistenza alla regia: Marco Rogante
Disegno luci: Claudio “Poldo” Parrino
Disegno del suono: Alessandro Sdrigotti
Animazioni grafiche: Andrea Pizzalis
Costume di scena: Andrea Ravieli
Co-produzione: Centrale Fies
Con il contributo finanziario di: Provincia Autonoma di Trento, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Con il sostegno di: Operaestate Festival, Centro Servizi Culturali Santa Chiara, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia
Distribuzione: Laura Marinelli
Teste gentilmente concesse da: Eva Fontana, Ornela Marcon, Anna Quinz, Monica Akihary, Giacomo Raffaelli, Jacopo Cont, Andrea Pizzalis, Christian Ferlaino, Pierpaolo Ferlaino, Filippo pippogeek Miserocchi, Filippo Bertolini, Davide Amato
Un ringraziamento a Andrea Ravieli, Lucia Leo, Roberto Segalla e alle ragazze e ai ragazzi del Gender and Sexuality Group del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico
Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory
 

AWARDS
2009 PREMIO SCENARIO PER USTICA
011 FINALISTA PREMIO VIRGINIA REITER COME MIGLIOR ATTRICE UNDER 35
2012 MENZIONE D'ONORE AL PREMIO ELEONORA DUSE
2012 PREMIO LAST SEEN PER IL MIGLIOR SPETTACOLO DELL'ANNO
2013 PREMIO CITTA' IMPRESA
2013 PREMIO FRANCO ENRIQUEZ

Durata: 75 minuti

Nello spettacolo si segnala la presenza di riferimenti sessuali espliciti nel linguaggio.

La storia

E' iniziata come un pettegolezzo che serpeggiava tra i corridoi della scuola superiore di Gloucester. C'erano 18 ragazze incinte – un numero 4 volte sopra la media – e non per tutte sembrava essere stato un incidente. La storia, poi, è rimbalza in città: alcune delle ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una specie di comune femminile. Quando il preside della scuola ne parla su un quotidiano nazionale, scoppia una vera e propria tempesta mediatica e la vita privata delle 18 ragazze diventa un scandalo che imbarazza tutta la comunità di Gloucester. Giornalisti da ogni dove, dall'Australia alla Gran Bretagna, dal Brasile al Giappone, invadono la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto così sconvolgente. Ma rimangono a mani vuote perché l'intera comunità, turbata dal fatto che la vita sessuale delle proprie figlie fosse diventata il pettegolezzo dei talk show di mezzo mondo, si chiude nel silenzio più assoluto. The Gloucester 18 è un documentario in cui si dà voce ad alcune di quelle ragazze, lontano dai riflettori dello scandalo. E una di loro confessa di aver voluto creare un piccolo mondo nuovo e una nuova famiglia tutta sua, dopo aver assistito a un terribile femminicidio. Questa scoperta è stata per me come un campanello d'allarme.

Le fonti

Ho continuato a cercare notizie su Gloucester per capire in che contesto sociale aveva potuto mettere radici l'idea di un patto così sconvolgente. Così ho trovato una altro documentario, Breaking our silence, in cui il capo della polizia di Gloucester rivela come non passasse letteralmente giorno senza che il suo dipartimento ricevesse una segnalazione di violenza maschile in famiglia. I dati che fornisce sono impressionanti: 380 chiamate per violenza domestica in un anno (più di una al giorno) e 179 arresti. In una cittadina di 30.000 abitanti.

Ma quello che è davvero interessante è che il documentario racconta di come questa situazione avesse spinto 500 uomini a organizzare una marcia nelle strade della cittadina per sensibilizzare la comunità al problema. Uomini contro la violenza, così si sono autodefiniti. Nelle interviste, molti di loro dicono di aver sentito il bisogno di mobilitarsi in prima persona, consapevoli del fatto che la violenza maschile è un problema delle donne (che inevitabilmente la subiscono) ma che soltanto gli uomini possono veramente risolverlo, cambiando la cultura maschile dominante che continua a causare queste tragedie.

L'idea che sta alla base di Sorry, boys è che a Gloucester, la contestualità tra il patto delle 18 ragazze e la marcia degli uomini, non siano stati solo una coincidenza e che tutto ciò abbia a che fare con il modello di mascolinità che la società impone agli uomini.

Teste mozze

Nel nero della scena, due schiere di teste mozze. Appese. Da una parte gli adulti. I genitori, il preside, l'infermiera della scuola. Dall'altra i giovani maschi, i padri adolescenti. Sono tutti appesi come trofei di caccia, tutti inchiodati con le spalle al muro da una vicenda che li ha trovati impreparati. Potranno sforzarsi di capire le ragioni di un patto di maternità tra adolescenti, ma resteranno sempre con le spalle al muro. Come le teste della serie fotografica We are beautiful, che il fotografo ventisettenne Antoine Barbot ha realizzato nel 2012 durante il suo internship presso lo studio di Erwin Olaf; e che sono state l'ispirazione da cui partire per progettare e costruire le macchine sceniche di Sorry, boys.

30 OTTOBRE ore 18.00
Sardegna Teatro - Cada die Teatro - Øscena festival
Teatro La Vetreria 
BILAL
Tratto da “Bilal, viaggiare, lavorare, morire da clandestini.” di Fabrizio Gatti

Regia ConsorzioScenico


Con Roberta Colacino, Paola Saitta e Lorenzo Zuffi
Un viaggio sulla rotta dei “nuovi schiavi” del terzo millennio. Il viaggio di un giornalista attraverso le tappe di chi si mette in marcia dal Sud del Mondo per conquistare una vita migliore al di là del Mediterraneo.
Una selezione tratta dal réportage di Fabrizio Gatti, giornalista, che negli ultimi anni si è reso protagonista di svariati “travestimenti” per sondare la condizione degli immigrati clandestini in Italia.
Bilal è la cronaca del più grande viaggio del Terzo Millennio.
Qui è Bilal. Bilal Ibrahim el Habib. Parte da Dakar e arriva in Libia, seguendo la tratta dei clandestini, viaggiando con loro sui camion attraverso il deserto, subendo con loro i controlli e le violenze di polizia ed eserciti.
E per chi riesce ad arrivare sulle coste del nord del Mediterraneo l’inferno non è finito: prima ci sono i centri di permanenza temporanea, lager, luoghi di detenzione al di fuori del diritto e al di fuori di ogni umanità e, per chi ne esce senza essere rimpatriato, resta la clandestinità e il lavoro nero, nei cantieri o nei campi.
La denuncia di un crimine contro l’umanità. Il dramma quotidiano dell’immigrazione raccontato da chi l’ha vissuto dall’interno.
Un nome falso. Il tubetto di colla per nascondere le impronte digitali. Il borsone nero. Le vecchie ciabatte.
Il giubbotto salvagente. Tre scatolette di sardine e tre schede telefoniche. Quello che serve a Fabrizio Gatti per trasformarsi in Bilal.
Anche al pubblico è chiesto di fare un piccolo spostamento. Di permettersi, per una sera, di stare un po’ in condizioni scomode, o semplicemente delimitate, di sottoporsi ad uno sguardo ravvicinato.